Di laboratorio o naturale? Che cosa mostra una fotografia
La risposta breve
Una fotografia non può dire se un diamante è di laboratorio o naturale, perché i due sono lo stesso materiale, con le stesse proprietà ottiche e fisiche. Solo un laboratorio gemmologico, con imaging di fluorescenza nell’ultravioletto profondo e spettroscopia, può separarli con sicurezza. L’incisione sulla cintura o il rapporto originale è la scorciatoia di tutti i giorni.
Lo stesso materiale, cresciuto in due modi
Un diamante di laboratorio è un diamante. È carbonio nello stesso reticolo cubico di una pietra cristallizzata nel mantello, con la stessa durezza, lo stesso indice di rifrazione, la stessa dispersione e la stessa conducibilità termica. Non è un’imitazione. La zirconia cubica e la moissanite sono simulanti: materiali diversi che ne prendono in prestito l’aspetto. Un diamante di laboratorio non prende in prestito nulla, perché è la cosa stessa, cresciuta in una camera nel giro di settimane anziché nella roccia lungo un tempo che nessuno riesce a immaginare.
Questo solo fatto governa tutto il resto. Poiché i due sono lo stesso materiale, ogni prova che funziona misurando una proprietà del materiale non riesce a separarli. La sonda termica del gioielliere li fa passare entrambi. La prova dell’appannamento — alitare sulla tavola e guardare il velo dissolversi — li fa passare entrambi. Graffiare il vetro dimostra solo che la pietra è più dura del vetro, il che vale allo stesso modo per il diamante, per la moissanite e per lo zaffiro. Peso, peso specifico, fuoco e brillantezza danno tutti la stessa lettura.
Che cosa può fare una fotografia e che cosa no
Una fotografia è una prova utile su parecchie domande e non è affatto una prova su questa. Spesso sa distinguere un diamante da un simulante, perché i simulanti differiscono nel materiale e si tradiscono: la moissanite mostra spigoli delle faccette sdoppiati, se si guarda attraverso la corona con la giusta inclinazione; la zirconia cubica disperde la luce più largamente e i suoi spigoli si arrotondano con l’uso; il vetro mostra bolle. Quei segni sono descritti nella nostra guida su come distinguere un diamante vero da un simulante.
Quello che nessuna fotografia registra è la storia della crescita. L’origine è scritta nel modo in cui il cristallo è cresciuto e in ciò che ha trattenuto crescendo, e sono tratti o molto al di sotto della scala di una fotografia o del tutto invisibili alla luce visibile. Carat indica ogni pietra come naturale, di laboratorio, simulante, trattata o sconosciuta, con il ragionamento allegato; e dove una fotografia non sostiene niente di meglio di «sconosciuta», è questo che deve dire.
HPHT e CVD: due modi di far crescere un cristallo
I diamanti di laboratorio nascono per due vie, e la via lascia tracce che un laboratorio sa leggere.
L’alta pressione ad alta temperatura (HPHT) riproduce in una pressa le condizioni del mantello, facendo crescere un cristallo dal carbonio disciolto in un flusso metallico fuso. Le pietre cresciute così trattengono a volte minuscole inclusioni metalliche di quel flusso, che ogni tanto le rendono debolmente sensibili a un magnete potente, e il colore può disporsi in settori di crescita a blocchi anziché nelle bande che si vedono nelle pietre naturali.
La deposizione chimica da vapore (CVD) fa crescere il cristallo a strati, da un gas che contiene carbonio, su una piastrina di seme piana: può lasciare striature sottili e tensioni allineate in una sola direzione. Il materiale CVD appena cresciuto è spesso brunastro, e in buona parte viene trattato in seguito per togliere la tinta, di norma con una ricottura HPHT. Un rapporto di laboratorio lo segnala.
Niente di tutto questo si vede in una fotografia. Le inclusioni sono microscopiche, le tensioni richiedono luce polarizzata e la struttura a settori compare solo nell’ultravioletto profondo. Saperlo spiega perché un laboratorio può rispondere alla domanda, non come potresti farlo tu.
L’incisione sulla cintura
La scorciatoia pratica è la cintura, la fascia stretta intorno al punto più largo della pietra. Gran parte delle pietre classificate in laboratorio vi porta un’incisione a laser: il numero del rapporto e, per il materiale di laboratorio, di solito le parole lab grown o una sigla, dato che i principali laboratori di classificazione impongono di dichiarare l’origine. È microscopica, ma leggibile con una lente 10x.
Tieni la lente vicina all’occhio e porta la pietra fin lì, con una luce forte di lato anziché alle tue spalle, poi ruotala lentamente per un giro completo tenendo d’occhio la cintura. Le griffe ne coprono una parte, quindi l’incisione può restare nascosta.
Due avvertenze. Un’incisione è una registrazione, non una prova: usala digitando il numero del rapporto nella verifica online del laboratorio che l’ha emesso e controllando che peso, misure e gradi corrispondano alla pietra che hai davanti. E l’assenza di un’incisione non prova nulla. Le pietre più vecchie, quelle ritagliate e quelle mai sottoposte a classificazione non ne portano alcuna.
Che cosa chiude davvero la questione
Separare il diamante di laboratorio da quello naturale è lavoro ordinario di laboratorio, e non si può fare altrove. Gli strumenti fanno tre cose:
- Imaging di fluorescenza nell’ultravioletto profondo. Sotto ultravioletto a onda corta la struttura di crescita di una pietra si accende — zonature concentriche nelle pietre naturali, struttura a settori o a strati in quelle cresciute — e anche la luminescenza residua è diversa.
- Spettroscopia. La fotoluminescenza a temperature molto basse rivela centri di difetto la cui presenza, e il cui rapporto reciproco, indicano come è cresciuto il cristallo e se è stato trattato. La spettroscopia infrarossa ordina le pietre per contenuto di azoto in tipi, alcuni comuni in natura e rari in laboratorio.
- Ingrandimento. Inclusioni metalliche di flusso, residui di seme e inclusioni minerali naturali raccontano ciascuno la propria storia, a 10x e oltre.
Gli operatori usano apparecchi di cernita che smistano in fretta fra pass e refer. Un «refer» non è un verdetto: significa che la pietra va analizzata per intero. La risposta conclusiva è un rapporto di un laboratorio gemmologico riconosciuto, e per una pietra di valore reale è proprio quel rapporto che un compratore, un perito o un assicuratore chiederanno di vedere.
Perché la rivendita del sintetico è molto più debole
Le due pietre sono lo stesso materiale, ma non lo stesso bene, e la ragione è l’offerta. L’offerta naturale esce da un numero finito di miniere, con tempi che nessuno controlla. L’offerta di laboratorio è una questione di produzione: si aggiungono reattori, si aggiunge prodotto. I costi di produzione sono scesi ripidamente man mano che la capacità cresceva, e i prezzi al dettaglio li hanno seguiti verso il basso, anno dopo anno.
Per chi rivende la conseguenza è netta. Chi compra usato fa il prezzo su quanto costa oggi una pietra nuova equivalente, non su quanto hai speso tu, e l’equivalente di oggi costa meno di quello dell’anno scorso. Un diamante di laboratorio comprato qualche anno fa recupera di norma solo una piccola frazione del prezzo d’acquisto, e molti operatori rifiutano di comprarli, se non in permuta.
Nemmeno i diamanti naturali sono un libretto di risparmio: nel prezzo al dettaglio c’è il margine del negoziante, e la distanza fra prezzo di vetrina e offerta di un operatore è ampia. La differenza è che la rivendita del naturale è ancorata a un’offerta che nessuno può allargare a piacere. La montatura non ne risente, perché il metallo conserva il suo valore di fusione qualunque cosa vi sia sopra: è una delle ragioni per cui un pezzo si valuta meglio su tre mercati.
Che cosa chiedere, e che cosa può aggiungere un’app
Se stai comprando, quattro domande fanno quasi tutto il lavoro. C’è un rapporto, e di quale laboratorio. Qual è il numero del rapporto, così da poterlo verificare prima di pagare. La pietra è incisa. E lo scontrino dichiara l’origine per iscritto, perché è su quello che ti appoggeresti se un giorno risultasse sbagliata.
Se il pezzo è già tuo e non hai documenti, leggi il punzone e ogni eventuale incisione, chiedi a un gioielliere di confermare che la pietra sia diamante e non un simulante, e mandala in laboratorio se la questione dell’origine si porta dietro del denaro. Una lettura di Carat può dirti che cos’è il pezzo, che cosa dicono i marchi, come è tagliata e incastonata la pietra e dove si fermano le prove — e nomina la verifica che chiuderebbe il resto. È il punto di partenza di quella conversazione, non il suo sostituto.
Domande frequenti
Un’app può distinguere in foto un diamante di laboratorio da uno naturale?
No, e nemmeno un gioielliere a occhio nudo. I due sono lo stesso materiale, con lo stesso comportamento ottico, quindi nell’immagine non c’è nulla che li separi. Quando la fotografia non sostiene di più, Carat indica l’origine come sconosciuta e nomina l’analisi di laboratorio che risponderebbe.
Un tester per diamanti dirà che una pietra di laboratorio è falsa?
No. I tester portatili misurano la conducibilità termica o elettrica, e un diamante di laboratorio conduce esattamente come uno naturale: viene letto come diamante. Quegli strumenti sono fatti per intercettare i simulanti, come la zirconia cubica e la moissanite, non per stabilire dove è cresciuta una pietra.
Un’incisione sulla cintura prova che una pietra è di laboratorio?
È un indizio forte, non una dimostrazione. Leggi il numero del rapporto con una lente 10x, poi confrontalo con la verifica online del laboratorio che l’ha emesso e accertati che peso, misure e gradi corrispondano alla tua pietra. Un’incisione assente non dimostra nulla, in nessuna direzione.
Un diamante di laboratorio è un diamante falso?
No. È diamante per composizione, struttura e ogni proprietà fisica, e va descritto come sintetico da laboratorio, non come un’imitazione. I simulanti come la zirconia cubica e la moissanite sono materiali diversi: è un’altra domanda, con un’altra risposta.
Perché il mio anello con pietra di laboratorio vale così poco usato?
Perché l’offerta si può aumentare a piacere e i prezzi delle pietre nuove sono scesi anno dopo anno. Chi compra fa il prezzo sull’equivalente di oggi, più economico, non su quanto hai speso. La montatura conserva comunque il suo valore di fusione, e spesso è la maggior parte di ciò che un rivenditore ti offrirà.
I rapporti di laboratorio dicono come è cresciuta una pietra?
I rapporti sui diamanti sintetici dichiarano con chiarezza l’origine e di norma segnalano gli eventuali trattamenti successivi alla crescita; alcuni indicano anche il metodo di crescita. Se un venditore ti mostra un rapporto, leggi tu stesso la riga dell’origine, invece di affidarti a come la pietra viene descritta al banco.