Come leggere i punzoni sull’oro: 375, 585 e 750
La risposta breve
Il numero a tre cifre è il titolo millesimale: parti di oro puro su mille. 375 significa 37,5 per cento di oro, cioè 9 carati; 585 è 14 carati; 750 è 18 carati; 916 è 22 carati. Accanto compaiono un marchio di identificazione, il marchio dell’ufficio del saggio e talvolta una lettera dell’anno.
Il numero è un titolo, non un carato
375 non conta nulla che si possa vedere. È il titolo millesimale: parti di oro puro su mille parti di lega. 375 significa 375 parti su 1000, cioè il 37,5 per cento di oro in peso; il resto è rame, argento, zinco o palladio, che danno al metallo colore e durezza.
La vecchia scala in carati esprime lo stesso fatto su 24. Nove parti di oro su ventiquattro fanno 9 ÷ 24 = 0,375: da qui 9 carati e da qui 375. I due numeri dicono sempre la stessa cosa, e un pezzo può portare l’uno, l’altro o entrambi. Il carato delle gemme è invece un’unità di peso, 0,2 grammi, e non c’entra nulla con tutto questo.
I marchi e le loro corrispondenze
| Marchio | Carati | Oro puro | Dove si incontra |
|---|---|---|---|
| 375 | 9 ct | 37,5% | Gioielleria britannica e irlandese |
| 417 | 10 ct | 41,7% | Stati Uniti, dove è il minimo di legge |
| 585 | 14 ct | 58,5% | Stati Uniti, Germania, buona parte d’Europa |
| 750 | 18 ct | 75,0% | Alta gioielleria in tutto il mondo |
| 916 | 22 ct | 91,6% | India, Golfo, Sud-Est asiatico |
| 999 | 24 ct | 99,9% | Lingotti, pezzi cinesi e di Hong Kong |
Gli altri metalli seguono lo stesso sistema. 925 è l’argento sterling, il 92,5 per cento; 958 è l’argento Britannia; 800 è un titolo continentale diffuso sui pezzi europei più vecchi. PT950, o un semplice 950, è platino al 95 per cento, mentre PT900 e PT850 indicano leghe più povere; PD950 e PD500 sono palladio.
Un punzone britannico completo ha tre parti obbligatorie
In forza dell’Hallmarking Act del 1973, un pezzo saggiato nel Regno Unito porta tre marchi impressi da uno dei quattro uffici del saggio.
- Il marchio di identificazione. Due o più iniziali dentro uno scudo sagomato, registrato dall’azienda che ha presentato il pezzo: fabbricante, importatore o rivenditore. Dice chi ha immesso l’oggetto sul mercato, non necessariamente chi ha lavorato al banco.
- Il marchio del titolo. Il numero stesso, dentro una cornice la cui forma indica il metallo. Può essere accompagnato dal marchio figurato tradizionale, facoltativo dal 1999: un leone passante per l’argento sterling, una corona per l’oro, un globo crucigero per il platino.
- Il marchio dell’ufficio del saggio. La città che ha analizzato il metallo. Una testa di leopardo è Londra, un’ancora è Birmingham, una rosa è Sheffield, un castello è Edimburgo. Glasgow, Chester, Exeter, Newcastle, York e Dublino compaiono sui pezzi più antichi.
La lettera dell’anno — una sola lettera in uno scudo sagomato, con forma e carattere che cambiano a ogni ciclo — è facoltativa dal 1998. Se c’è, data il saggio con precisione. Se non c’è, non data proprio nulla.
Marchi di convenzione e marchi d’importazione
Il simbolo di una bilancia a due piatti con il numero del titolo all’interno è il Marchio Comune di Controllo, apposto in un Paese che ha aderito alla convenzione internazionale sulla punzonatura. Nel Regno Unito è riconosciuto per legge senza bisogno di una nuova marchiatura, perciò un pezzo svizzero o scandinavo può portarlo al posto del marchio di un ufficio britannico.
La punzonatura britannica è obbligatoria solo sopra soglie di peso modeste: un grammo per l’oro, 7,78 grammi per l’argento, mezzo grammo per il platino e un grammo per il palladio. Una catenina d’oro sottile, un paio di punti luce leggeri o una fedina da sovrapporre possono essere venduti in piena legalità senza alcun marchio.
I marchi americani sono un altro sistema
Gli Stati Uniti non hanno uffici del saggio né punzonatura obbligatoria. Quello che si trova è un marchio di qualità apposto dal fabbricante: 10K, 14K, 18K, PLAT, STERLING o 925. Nessuno, in modo indipendente, ha analizzato il metallo.
La legge federale sulla marchiatura impone che il marchio di qualità sia accompagnato dal marchio registrato dell’azienda che se ne fa garante. Un 14K isolato, senza alcun marchio di fabbrica da nessuna parte sul pezzo, è quindi un motivo per guardare con più attenzione, anche se è frequente sulla merce più vecchia e d’importazione e da solo non prova nulla.
Si incontra anche 14KP, cioè karat plumb: la lega è esattamente a 14 carati e non appena al di sotto, una distinzione che contava quando le tolleranze americane ammettevano mezzo carato in meno. I pezzi continentali portano a volte un semplice 18 o 750 con la losanga del fabbricante e nessun marchio di città.
I marchi che dicono che non è oro massiccio
Compaiono accanto al numero di titolo, o al suo posto, e cambiano il valore di un pezzo di un ordine di grandezza.
- GP — placcato oro. Pochi micron di oro depositati per via galvanica su metallo comune.
- GF, di solito sotto forma di frazione come 1/20 12K GF — laminato oro. Uno strato di oro a carati saldato al supporto, pari ad almeno un ventesimo del peso dell’oggetto. Molto più resistente della placcatura, ma pur sempre non massiccio.
- RGP o HGE — rolled gold plate e heavy gold electroplate. Rivestimenti sottili, qualunque cosa suggerisca la parola «heavy».
- Vermeil — argento sterling con sopra uno strato d’oro, spesso punzonato soltanto 925.
- EPNS — alpacca argentata per via galvanica, che di argento non ne contiene affatto.
La sorpresa più comune è un pezzo di un giallo caldo punzonato 925: il corpo è argento e il colore è un rivestimento. Cerca l’usura sui punti in rilievo, un tono grigio o rosato più freddo che affiora, e una linea verde dove la placcatura ha ceduto su uno spigolo.
Quando il marchio non c’è, o dice il falso
Un pezzo senza marchio non è un pezzo falso. I marchi mancano per ragioni ordinarie: l’oggetto sta sotto la soglia di legge; è stato fatto in un Paese senza obbligo di punzonatura; è anteriore alla legge che lo riguarda; è stato ridimensionato e il gioielliere ha tagliato via il tratto di gambo che portava l’impronta; oppure quarant’anni di uso hanno semplicemente consumato il marchio fino a spianarlo.
I marchi possono anche mentire. Numeri di titolo vengono impressi su merce placcata, e un’impronta è onesta quanto chi ha tenuto in mano il punzone. Le prove che stabiliscono il titolo sono saggi: l’XRF dal gioielliere, rapido e non distruttivo, che però legge solo i primi micron e può essere ingannato da uno spesso strato di laminato; oppure la prova con acidi e pietra di paragone, che attraversa il rivestimento e lascia un piccolo segno sul metallo.
Fotografare un punzone perché sia leggibile
I marchi sono impressi poco in profondità e spesso misurano meno di un millimetro: il grosso del lavoro lo fa la fotografia.
- Pulisci la zona con un panno asciutto. Non lucidarla, e non lucidare in alcun modo un pezzo antico.
- Illumina di lato, non di fronte. La luce radente getta ombra dentro gli incavi del punzone e li rende leggibili; il flash diretto li appiattisce fino a farli sparire.
- Appoggia il pezzo su una superficie scura e non riflettente e usa la modalità macro del telefono, allontanandoti un poco se l’obiettivo si rifiuta di mettere a fuoco.
- Fotografa separatamente l’interno del gambo, la linguetta della chiusura, il retro dell’appiccagnolo di un ciondolo e il perno di un orecchino. I marchi sono ripartiti fra i componenti più spesso di quanto si immagini.
Carat trascrive ciò che è impresso, non ciò che presume — 750 resta 750, non «oro a 18 carati» — e solo dopo interpreta il marchio: è l’unico ordine che ti permette di controllarne il ragionamento. Come funziona spiega il resto, e quanto valgono i tuoi gioielli racconta come il titolo entra nel calcolo del valore di fusione.
Domande frequenti
375 è oro vero?
Sì. 375 è 9 carati, oro a tutti gli effetti di legge nel Regno Unito, e puro al 37,5 per cento in peso. Il restante 62,5 per cento è lega: per questo il 9 carati è più duro, si ossida più facilmente e vale ben meno della metà del valore in metallo di un pezzo a 18 carati dello stesso peso.
Che differenza c’è fra 585 e 750?
585 è 14 carati, il 58,5 per cento di oro. 750 è 18 carati, il 75 per cento. A parità di peso, un pezzo a 18 carati contiene circa il 28 per cento di oro in più di uno a 14 carati, e il suo valore di fusione è più alto all’incirca nella stessa proporzione.
Perché il mio anello giallo è marcato 925?
925 è argento sterling. Un pezzo giallo punzonato 925 è quasi sempre argento dorato, venduto come vermeil o come oro su argento. Controlla i punti in rilievo e l’interno del gambo: dove la doratura si è consumata affiora un tono grigio più freddo.
Un punzone assente significa che il pezzo non è d’oro?
No. Nel Regno Unito la punzonatura è obbligatoria solo sopra un grammo per l’oro, e molti Paesi non l’hanno mai richiesta. Ridimensionamenti, usura intensa e semplice età cancellano i marchi. Su un pezzo senza marchio il titolo si stabilisce con un XRF o una prova agli acidi, non con una supposizione in un senso o nell’altro.
Che cosa significa 916 sull’oro indiano?
916 è 22 carati, oro puro al 91,6 per cento, lo standard tradizionale in India, nel Golfo e nel Sud-Est asiatico. È sensibilmente più tenero e di un giallo più intenso del 18 carati, e il suo titolo elevato fa del peso il fattore dominante nel valore del pezzo.